Fisioterapia per lo sport

La passione per il calcio mi ha sempre portato ha guardare lo sportivo come un paziente particolare, un paziente che desidera tornare a praticare quella che è una passione, fare quello per cui si allena e si prepara tutta la settimana…

Nell’avvicinarmi così alla riabilitazione sportiva mi sono gradualmente accorto che si può definire proprio come una specialità della fisioterapia stessa. È necessario infatti avere una preparazione mirata per poter affrontare quelle che sono le esigenze degli atleti, differenti certamente dalle necessità dei pazienti che potremmo definire più comuni. In questo ambito è necessario seguire l’atleta gestendo varie fasi della riabilitazione che non sempre competono solo ed esclusivamente al fisioterapista. È pertanto importante gestire la situazione in team: ortopedico, fisioterapista e rieducatore motorio.

Potremmo identificare tre grandi categorie di paziente sportivo: il post-traumatico, il paziente che soffre per continui sovraccarichi e quello che invece non ha un vero dolore ma non riesce più ad eseguire il gesto sportivo come ha sempre fatto.
A supervisione di tutto il processo c’è il medico ortopedico. In particolare, nei casi di trauma o di dolore da sovraccarico, è necessario gestire il paziente inquadrandolo dal punto di vista sanitario per affrontare l’eventuale patologia con la migliore strategia terapeutica, sia questa conservativa o chirurgica.

Inizialmente invece il compito principale e fondamentale del fisioterapista è sempre quello di togliere il dolore e ripristinare la capacità di movimento del corpo. Però ci sono casi in cui il dolore non è strettamente legato ad un trauma occorso, ad un movimento o addirittura non è presente per cui dobbiamo essere in grado di capire quale distretto sia in disfunzione. Noi usiamo il metodo americano SFMA – Selective Functional Movement Assessment che ci permette di individuare quale parte del corpo non ha un movimento completo e quale invece ha un difetto di controllo motorio.

Questa analisi ci permette di affrontare con maggiore consapevolezza anche tutte quelle situazioni dove non c’è una chiara patologia e di strutturare quindi un intervento mirato e specifico: una combinazione di tecniche di terapia manuale e di esercizio terapeutico.
È fondamentale evidenziare infatti che alla base di ogni prestazione sportiva vi è la qualità del movimento che è l’unione armonica di due elementi fondamentali, uno passivo e uno attivo: la flessibilità del corpo che permette di compiere un movimento (passivo) e la capacità di controllo di questo stesso movimento (attivo).

Banalmente per spiegare questo concetto basta pensare al movimento di un braccio, se si ha un problema di rigidità articolare o muscolare non lo si potrà mai alzare completamente. Al contrario se il corpo permette passivamente una elevazione completa ma non si ha la forza sufficiente per compiere e controllare il movimento è facile che si verifichi un problema perché si inizierà a sfruttare dei compensi di segmenti corporei.

Nel momento in cui il dolore non c’è più o è in via di risoluzione e la qualità del movimento è soddisfacente inizia il lavoro più importante in palestra. Questa è la fase di riatletizzazione dove sfruttando la qualità del movimento precedentemente acquisita si ricostruiscono le competenze motorie per riportare l’atleta in campo. Questa fase è gestita dal rieducatore motorio, laureato in scienze dello sport che ha le conoscenze specifiche dell’allenamento.

È necessario costruire la prestazione atletica al massimo in un rapporto 1 a 3, non in gruppo o, come avviene sovente, in autonomia. Questo perché la supervisione è fondamentale per mantenere alta la qualità del movimento e soprattutto per strutturare un programma di esercizi che non tralasci tutti gli elementi fondamentali necessari: Core Stability, Rinforzo Funzionale, Controllo Neuromuscolare, Pliometria, Balzi, Andature.

Alla fine di questo percorso vengono inserite le abilità specifiche di ogni sport. In questa fase si riaccompagna l’atleta al ritorno in campo, al ritorno allo sport. Caratteristica di questa è la simulazione tramite esercizio di quelle competenze specifiche proprie dello sport, partendo dai cambi di direzione e passando per situazioni di gioco facilitate (ad esempio nel basket il 5 contro 0, o il 4 contro 1, etc.) ed esercizi di agilità fino al definitivo rientro in gruppo dell’atleta.

La complessità quindi della riabilitazione sportiva richiede quindi un team di professionisti e una struttura all’avanguardia che permette di seguire ogni singola fase del percorso. Lo Studio di Fisioterapia e Riatletizzazione Panta Rei Rehab & Sports è il giusto connubio e per questo motivo il luogo adatto ad affrontare le problematiche sportive.