Il ‘gusto’ per il legamento crociato

Mi sono appassionato alla cura della ricostruzione del legamento Crociato Anteriore durante il Master in Riabilitazione Sportiva. Insieme ad altri tre colleghi abbiamo infatti scritto un articolo su un atleta che aveva subito e operato una terza lesione. Di certo nella riabilitazione del crociato la cosa più affascinante è poter riportare una persona a camminare, correre e anche a giocare ancora con la squadra dopo che è stata accolta la prima volta che camminava con le stampelle.

In effetti, questa è un po’ la magia che si nasconde dietro a tutta la fisioterapia e che sta alla base della mia passione nel lavoro…

Nella riabilitazione del crociato il gusto è ancora più intenso. Dopo l’intervento il neo-legamento cambia le sue caratteristiche e da tendine diventa appunto legamento. Ma pochi atleti (alcune indagini dicono addirittura il 50%) non riescono per paura o per mancata applicazione o idoneo supporto a rientrare in campo con le medesime prestazioni. È pertanto fondamentale reinsegnare al corpo a muoversi nuovamente in maniera corretta, con le giuste attivazioni muscolari e le giuste strategie di carico, affinché la capacità di movimento acquisita si sposi con la stabilità dell’arto e permetta nuovamente una vita completa del paziente.

Passate le prime classiche fasi in cui la gestione del dolore e del gonfiore, il ripristino del movimento completo e le prime attivazioni muscolari sono la cosa fondamentale, il cuore della fisioterapia è sviluppare un adeguato controllo neuromuscolare dell’arto e di tutto il corpo. Dagli esercizi in scarico e a terra il lavoro diventa sempre più funzionale: in carico, riproducendo tutte quelle che sono le fasi del cammino e della vita quotidiana, variando sempre la dose, l’intensità e inserendo poco per volta instabilità e velocità.

Molto fluidamente alzando il target degli esercizi si inizia a lavorare sull’impatto al suolo preparando così il paziente al salto ed infine alla corsa. Al contrario della prima parte del percorso fisioterapico che è comune a tutti i pazienti, nell’ultima fase si entra sempre più in allenamento e rinforzo sport-specifico. È necessario infatti avvicinarsi anche in palestra sempre più alla rieducazione del gesto tecnico, per poterlo mimare nei movimenti proposti avvicinando l’atleta al ritorno in gruppo e diminuendo i rischi di una recidiva di infortunio.

All’interno del percorso riabilitativo e soprattutto alla fine si eseguono test per valutare la forza muscolare, la stabilità dell’arto in carico e funzionali in cui si valuta la prestazione dell’arto operato rispetto al controlaterale. In primo luogo, questi test sono necessari per capire valutare a che punto si è con la rieducazione. Quelli invece svolti alla fine del percorso evidenziano eventuali rischi di recidiva futuri nella ripresa delle attività agonistiche.

La nostra capacità di accompagnare il paziente operato di crociato in tutte le fasi, monitorando costantemente i progressi e valutando eventuali deficit, unita alla presenza in studio al bisogno dell’ortopedico, ci porta ad essere punto costante di riferimento del paziente nel raggiungere agilmente l’obiettivo prefissato.

Ed ecco svelato il segreto: è così che da noi entri in stampelle ed esci giocando…